Apparecchi per il sollevamento di materiali di tipo fisso: i controlli

  • Autore: VOLTAN CESARE
  • 17 nov, 2017
sollevamento di un container

Nell'ambito dell’industria pesante, così come in quello della cantieristica, i controlli di efficienza e quelli di sicurezza vanno di pari passo. Nel senso che gli uni non possono fare a meno degli altri e viceversa.

Ciò significa che garantire la piena efficienza di una macchina utilizzata in tali contesti significa in primis tutelare l’incolumità dei lavoratori che di quella macchina si servono per svolgere le loro mansioni, e dei colleghi che li coadiuvano nelle operazioni.

Proprio per questo motivo la prudenza non è mai troppa e un controllo in più è meglio di un controllo in meno.

Un (parziale) vuoto normativo

Prendiamo il caso delle macchine e degli apparecchi per il sollevamento di materiali di tipo fisso.

L’entrata in vigore del sistema di regolamentazione a 360° di tali apparecchi – la cosiddetta Direttiva Macchine – risale al 21 settembre del 1996. Di conseguenza, le macchine immatricolate prima di tale data risultano prive di manualistica che definisca le modalità di controllo e verifica dell’efficienza dei singoli componenti.

Senza contare che, anche per quanto riguarda le macchine immatricolate dopo tale data, può verificarsi lo smarrimento del manuale e la sua consustanziale impossibilità a reperirne una nuova copia.

Come comportarsi in questi casi, considerando che navigare a vista, quando si parla di sicurezza, non è mai consigliabile?

Una normativa endogena

A colmare tale vuoto ha provveduto, nel 2014, l’Inail, in collaborazione con alti enti del settore come Aisem, Ance, Anfia, Anima, Confindustria, Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei Luoghi di Mavoro, UCoMESA e con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Tramite lo sforzo congiunto di questi organi, è stato elaborato e approvato un documento dal titolo Schede per la definizione di piani per i controlli di “apparecchi di sollevamento materiali di tipo fisso e relativi accessori di sollevamento” [Articolo 71 comma 8 D.Lgs. 81/08 s.m.i.] .

In questo documento sono contenuti dei principi di autoregolamentazione inerenti tempi e modalità di controllo. E in prima istanza vengono definite le scansioni temporali delle diverse tipologie di verifica.

Tra queste rientrano:

  • l’ispezione giornaliera, eseguita dallo stesso manovratore: consta di un’ispezione visiva e alcuni test funzionali;
  • l’ispezione frequente, più approfondita ed eseguita a intervalli desunti dal livello di utilizzo – e dunque di probabile usura – del macchinario. Intervalli che in ogni caso non devono essere superiori ai tre mesi;
  • l’ispezione periodica, molto approfondita, condotta a intervalli di tempo non superiori ai 12 mesi, ma sempre desunti dalla frequenza di utilizzo della macchina;
  • l’ispezione eccezionale, necessaria a seguito di eventi non preventivabili (collisioni, avarie, esposizione a condizioni climatiche particolari) che possono aver compromesso, in parte o del tutto, il funzionamento della macchina;
  • la verifica speciale, volta a stabilire le aspettative di vita di un macchinario, deve essere svolta ogni 10 anni.

Da notare che, se le prime quattro ispezioni possono essere svolte da personale addetto all'utilizzo del macchinario, l’ultima necessita della presenza di un ingegnere specializzato nella costruzione e nell'assemblaggio dello stesso.

Si consiglia di approfondire la tematica con la lettura del documento integrale per la verifica delle procedure di controllo che individuano, per ogni tipologia di apparecchiatura, gli elementi da controllare, le figure coinvolte in tali attività e gli interventi da eseguire con le relative periodicità.

Autore: VOLTAN CESARE 17 nov, 2017

Nell'ambito dell’industria pesante, così come in quello della cantieristica, i controlli di efficienza e quelli di sicurezza vanno di pari passo. Nel senso che gli uni non possono fare a meno degli altri e viceversa.

Ciò significa che garantire la piena efficienza di una macchina utilizzata in tali contesti significa in primis tutelare l’incolumità dei lavoratori che di quella macchina si servono per svolgere le loro mansioni, e dei colleghi che li coadiuvano nelle operazioni.

Proprio per questo motivo la prudenza non è mai troppa e un controllo in più è meglio di un controllo in meno.

Autore: VOLTAN CESARE 17 nov, 2017

In meccanica l’oleodinamica è quella branca della fluidodinamica che si occupa dei processi di generazione di energia tramite dei fluidi oleosi, utilizzati come vettori energetici.

Tali fluidi, in genere, pur nelle loro significative differenze, vengono raggruppati sotto la definizione di olio idraulico.

I principi dell’oleodinamica trovano un’ampissima applicazione a livello industriale. Tra tutte, la più nota e diffusa è sicuramente quella che è alla base del funzionamento del motore a scoppio.

Ancora oggi, dopo tanti anni, il principio che permette il movimento delle automobili – e di quasi tutti i veicoli a motore esistenti – è lo stesso: dei cilindri riempiti di sostanza oleosa e dei pistoni che, comprimendo il liquido, determinano la generazione dell’energia necessaria a imprimere il movimento al veicolo.

Autore: VOLTAN CESARE 17 nov, 2017

Risale al 2015 la pubblicazione in lingua italiana delle norme dell’Unione Europea in merito ai tubi flessibili in gomma. In tali disposizioni, rubricate come norme UNI EN 856 e UNI EN 857, sono contenute le principali caratteristiche fisiche e meccaniche di tali oggetti affinché siano omologabili sul territorio della UE.

Di conseguenza ogni azienda produttrice di tubi di gomma dovrà attenersi a tali disposizioni. Mentre, a loro volta, gli esercizi commerciali che metteranno in vendita tali prodotti dovranno accertarsi che essi possiedano la certificazione europea.

La contravvenzione dei precetti operativi sanciti dalla UE comporta sanzioni pecuniarie o anche di natura penale.

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